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TRA IL BENE E IL MALE

benemale“Viviamo in una società del desiderio senza fine, in cui il successo individuale tende a oscurare l’ideale del vivere bene insieme”. Parlando di giustizia durante un’intervista di qualche anno fa, Paul Ricoeur sosteneva che siamo forse la prima società nella storia che detesta il proprio successo e che, in ogni caso, lo mette perlomeno in questione. Viviamo dentro una storia che manifesta da un lato una grande fragilità e dall’altra una forza inesauribile. Non dobbiamo perdere di vista la simpatia verso ciò che di buono siamo riusciti a realizzare con tanta fatica. Come anche non dobbiamo demordere di fronte al male che va ogni giorno combattuto su tutti i fronti. È qui che si accende la nostra coscienza morale: che cos’è il bene e che cos’è il male? Anzitutto, non vanno identificati semplicemente con fatti ed effetti più o meno vantaggiosi. Non c’è automatismo. Il male non va identificato con l’effetto negativo come il dolore e la ferita, né il bene coincide con tutto ciò che fa parte del piacere delle nostre pulsioni. Vi è un male inevitabile e un male evitabile. Quello inevitabile è decisamente tragico. Penso a una disgrazia come lo zunami, il terremoto, l’eruzione di un vulcano. Il male evitabile invece è semplicemente scandaloso. I morti di Hiroshima, dei Gulag, di Auschwitz sono il segno dell’aberrazione umana e lo sono anche i fatti di terrorismo di questi giorni. C’è un forte senso di responsabilità che dobbiamo assolutamente recuperare per non continuare a fare gli scaricabarile come ha fatto il primogenitore Adamo che, nel momento di affermare la verità dei fatti, ha incolpato subito Eva nascondendosi. Il terrorismo che si è riversato su Parigi, nel cuore dell’Europa, ha risvegliato la consapevolezza che il mondo globalizzato ha portato nelle nostre case non solo la pubblicità dei cosmetici e l’illusione dei paradisi consumistici, ma anche i volti sicuri e allucinati di giovani che vogliono fare la guerra sul serio, dopo averla fatta con i giochini elettronici dove si può creare un esercito leggendario, controllare un’intera nazione, o
diventare il capo di una gang. Di fronte a questi fatti, la Chiesa deve interrogarsi su come può ripartire la sua testimonianza nel mondo. La sua missione rischia di affogare nell’insignificanza se non ritorna a parlare al cuore dell’uomo di un Dio affidabile che si appassiona dell’enigma dell’umanità. Viviamo tempi davvero difficili che non si meritano un cristianesimo che strilla per le piazze per farsi vedere né un cristianesimo mansueto, pacifico e igienista dello spirito. Così amava dire in un’intervista P. Sequeri. Le lezioni di Papa Francesco continuano a suscitare qualche perplessità, specie in chi ha ridotto il Cristianesimo a una questione di formalità. Dietro le sue scelte c’è la lungimiranza sapiente di un uomo che sta avvicinando il cuore del mondo al Vangelo della Misericordia.

Don Matteo

Chi è Don Matteo Zambuto

Don Matteo Zambuto
Sacerdote-cantautore - Sono un sacerdote della Chiesa cattolica, insegnante, scrittore e cantautore. Amo la vita e la difendo dal relativismo etico. Seguimi su www.donmatteo.it

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